Ore 4,31 del mattino.
Cammino a piedi nudi per casa, in un risveglio insolitamente lucido.
I vetri della finestra sono spalancati, le imposte accostate. Posso vedere, fuori, il cielo di un blu cobalto, che va schiarendosi nell'aurora.
"Aurora dalle dita di rosa"
C'è un silenzio perfetto, cristallino, rotto solo a tratti dal verso inquietante e fascinoso di un uccello notturno, che sa che è quasi finito il suo tempo. Se ne riparla tra una quindicina di ore.
Il vialetto di casa è vuoto e silenzioso, una brezza leggera fa correre le foglie.
Poi compare lui.
Lento. Perfettamente sveglio. Sinuoso.
Crudele.
E' a caccia.
Ha lo sguardo vigile, attento a ogni più piccolo movimento, al filo d'erba che si piega, al fruscio secco, quasi impercettibile. Eppure le sue orecchie aguzze lo hanno colto. Si ferma e si acquatta. Le vibrisse fremono, il pelo rosso è immobile, la schiena magnificamente arcuata.
Un balzo. Elastico e preciso. Scompare dietro l'angolo con la sua preda notturna, meritato trofeo, gustoso breakfast.

Di Teo amo la dolcezza, ma col suo fondo di selvatichezza. Il fatto che non sarà mai del tutto addomesticato, non vorrà mai restare chiuso in quattro mura per più di dodici ore. Quando sguscia in casa, lo guardo acciambellarsi sulla mia sedia, guardarmi, miagolare nella mia direzione come se mi stesse parlando (e Dio sa cosa darei per sapere quel che mi dice). Ma poi si piazza davanti alla porta, manda lunghi lamenti perchè io vada ad aprirgli, perchè io gli restituisca quella libertà che ha imparato, a sue spese e non per sua volontà, ad amare.
Mi è venuto in mente questo documentario, visto non so quanto tempo fa, riguardo un tizio che viveva beato nei boschi di non so quale paese del nord e un paio di volte al giorno riceveva la visita di un branco di lupi.
Bianchi.
Fieri e stupendi.
Gli giravano attorno e gli saltavano su, posandogli le zampone sul petto, come farebbe un qualsiasi cagnone affettuoso. Come fa il mio Thor, per intenderci. Solo con intorno quell'odore di selvatico e indomato che hanno solo loro, con quello sguardo fiero e obliquo che te li farebbe fissare per ore dritti nelle pupille (grave errore: lo prenderebbero per una sfida!)

E mi ha preso una specie di malinconia. Non invidia, sentimento da cui credo e spero di essere immune, ma un sentimento amaro per la voglia di essere io quella persona - anche solo per un giorno - e per l'ovvia constatazione che non potrò mai esserlo.
Ma poi chissà, magari in un'altra vita, non è detto.
E per quello strano fenomeno per cui i miei pensieri, specie a sera, se ne vanno un po' a zonzo in ordine sparso nella mia testa, mi è saltato il pensiero di quanto mi stia sulle palle la fiaba di Cappuccetto Rosso. Con 'sta storia del lupo cattivo. E insieme a quella naturalmente tutta una serie di favole dove il cattivo deve essere impersonato per forza dall'indomito canide.
Poca fantasia, a dispetto della volontà.
Si fossero approfonditi un filino di etologia, tanto per cominciare.
Che poi, a dircela tutta, quella peste indisciplinata di Cappuccetto Rosso si sarebbe meritata di più, che so, un incontro direttamente col cacciatore, così si tagliava un bel pezzo di storia: Cappuccetto Rosso impallinata mi avrebbe fatto godere di più.
Meglio ancora, sarebbe potuta aggirarsi beata e insulsa, col suo cestino, su su per i boschi del Tirolo e poi oltre in Austria e ancora oltre, fino in Germania. I tedeschi avrebbero avuto il loro trofeo da impagliare, io la mia soddisfazione e l'orso Bruno la libertà.
L'ambientazione è: una terrazza nel centro storico, sedie bianche, una tavola apparecchiata in maniera sobria, un ciotolone rosso pieno di magnifico cous cous al profumo di basilico, candele scaccia-zanzare con il loro debole bagliore, una brezza piacevole che porta l'aroma dolce dei gelsomini.
L'argomento di conversazione è: esiste l'amicizia tra uomo e donna?
L'opinione di M. è: no. Secondo lui un uomo prima o poi ci prova sempre.
Chissà perchè poi l'uomo, per forza. Perchè non la donna?
Ad ogni modo, la mia opinione invece è che l'amicizia tra uomo e donna esista.
E, come si dice, ne ho le prove. E' anche vero che più di una volta, la dimostrazione di affetto a un amico maschio è stata scambiata per un malsano e goffo tentativo di 'provarci', ma lì il problema sta forse nell'amico in questione piuttosto che nella qui presente, affettiva ed empatica donnina.
Ma le mie amicizie maschili parlano. Prima fra tutte quella con L., oggi medico e ricercatore, qualche (
) anno fa adorabile compagno di classe. Quello che le sapeva tutte. Quello che ne pensava anche di più. Quello che fece la burla alla 'Scherzi a parte' a pochi giorni dall'estrazione delle materie di maturità, niente po' po' di meno che alla proffa di Filosofia. Quello che era insospettabile. Per questo candidamente perverso.
Oggi ancora qui, magari una volta all'anno, magari un sms ogni tanto, una telefonata surreale. Ma c'è, ci siamo. Con lo stesso affetto di allora. Con lo stesso affiatamento.
A. forse non fa testo. Essendo attratto da persone del suo stesso sesso forse non avrebbe comunque potuto rappresentare un "pericolo". Ad ogni modo anche la sua è amicizia di lunga data. E aver condiviso risate, vassoi per il pranzo, libri, magliette e anche il letto non ci ha reso per questo dei fornicatori.
Forse è difficile e complicato, richiede intelligenza e sensibilità da entrambe le parti, ma l'amicizia tra uomo e donna è un interessante luogo di incontro tra universi.
Credo di averne.
Voglio dire, quel genere di questioni irrisolte o lasciate a metà (quindi irrisolte
) che impediranno alla tua anima di restarsene in pace, una volta trapassata.
A dire il vero ci sarebbero un paio di cosette che impediscono alla suddetta un po' di quiete anche in questo mondo,
Intanto ci sono i sogni. A distanza di dieci anni uno non se li spiega proprio, se non con la questione 'conti in sospeso'. Che vuole dire sognarlo ancora? Oltre tutto considerati i rapporti zero che ci sono. Non siamo riusciti a tenere in piedi uno straccio di relazione, nemmeno per tramite del gelido ma pur sempre utilissimo MSN. Sempre per causa sua, inutile dirlo. Allora, dico io, forse occorrerebbe un bel confronto a quattr'occhi, che ci dicessimo tutto il non detto (che io debba alla fine svelargli il perchè delle sue difficoltà ad infilarsi il casco su quella sua splendida moto??
... mmm... questo si vedrà). Dovessimo prenderci a male parole poi, a calci perfino o magari scivolare l'uno nelle braccia dell'altra che conta? Almeno risolviamo. E la smetto di svegliarmi con questa sensazione di indefinito nel cuore.
La questione F. la tratterò a parte.
Merita capitolo a sè. Più che altro perchè devo ancora meditarci.
Anche qui comunque i sogni abbondano, benchè di tutt'altra natura.
E cmq come diceva il buon Schnitzler "...un sogno non è mai solo un sogno..."
Da qualche parte bisognerà pur cominciare.
E allora comincio da qui.
Da questa domenica pomeriggio, dal sole caldo sui sassi del muretto, dai miei cani sdraiati a riposare e da questo senso di inquietudine a cui non so dare un nome, tanto per cambiare.
L'importante è partire. E l'ho fatto.
Adesso resta da vedere dove mi porta questo sterrato polveroso, cosa c'è, oltre la curva della strada.