Al conseguimento della maturità, i nostri professori ci fecero un regalo: una sorta di biglietto d'addio, pensato per ciascuno di noi singolarmente, basato sul carattere, sugli atteggiamenti, su quel che eravamo stati per loro in quegli anni, che voleva essere una specie di augurio per il nostro futuro fuori dalle pareti azzurrine della scuola.
Fu un pensiero carino.
Ricordo anche che il professore di storia dell'arte mi prese da parte, il giorno che terminarono le lezioni e quasi commosso mi disse che gli sarei mancata, ma mancata sul serio, che avrebbe avuto nostalgia di quella mia irruenza, della mia forza d'animo, di quella voglia di combattere sempre per quel che credevo giusto. Anche con quei toni di strafottenza che comunque non potevi fare a meno di metterci.
Poco ci mancò che mi venisse da piangere.
Son cose che ancora ricordo bene, a dispetto dei tredici anni trascorsi
Ad ogni modo il mio biglietto-profezia recitava:
"Invece di combattere il mondo, perchè non provi a cambiarlo?"
Realtà alternative.
Come immaginate potrebbe essere la vostra vita, se invece di prendere una strada, ne aveste imboccata un'altra? Magari il sentiero esattamente opposto. Se invece di parlare foste stati zitti, se invece di andarvene foste restati, se aveste avuto il coraggio di alzare gli occhi e di guardare fisso, invece di voltarvi altrove?
In queste realtà alternative voi avete la possibilità di vivere altre vite. Io ci ho pensato spesso.
In un mondo parallelo sono morta a poco meno di un anno, schiacciata dal mobile fasciatoio a cui mi ero appesa con tutte le mie forze. Mio fratello, in un'altra stanza, guardava un'irrinunciabile programma alla tv.
In un mondo parallelo non ho mai dovuto cambiare casa. Sono rimasta fino alla maggiore età nel mio 'giardino dell'Eden', ho frequentato tutte le scuole coi miei amici d'infanzia, ho continuato ad adottare gatti nel locale caldaia del palazzo, ho continuato a indovinare la forma delle nuvole, distesa su un prato dalla pendenza impeccabile, punto di osservazione perfetto. E ho una cicatrice in meno, al cuore.
In un mondo parallelo forse mi sono sballata un po' di più.
In un mondo parallelo ho girato lo sguardo altrove proprio un attimo prima di posare gli occhi sulla persona sbagliata
In un mondo parallelo non ho mai fatto quella telefonata, in cui dicevo "non vengo, non voglio vederti mai più". Ho buttato in un cestino il senso di colpa e ho sceso le scale del metro. Sono arrivata all'appuntamento, stazione di Lambrate. Quel che è successo dopo non lo so. Ma è già qualcosa esserci andata.
In un mondo parallelo ho proseguito con l'atletica e sono diventata un vero asso dei 100m piani. Però credo di aver studiato poco. E forse non so scrivere così bene come vorrei.
In un mondo parallelo ho provvidamente perduto più di un numero di telefono.
In questo mondo... cerco di cavarmela
L'affetto centellinato. Goccia a goccia, che non faccia troppo male al cuore. Al cuore di chi lo versa, al cuore di chi ne beve avido, di chi lo attende, pur imponendosi di non pensarci.
L'affetto centellinato sì, che se così non fosse, potresti anche correre il rischio di chiamarlo amore.
Da A.:
"Ti penso tante volte, e in questi mesi ti ho pensato spesso. Ma anche in questi anni. Sarebbe bello sussurrartelo. E' possibile che in un mondo parallelo...
Quando ci rivedremo... non riesco nemmeno a immaginarmi come potrebbe essere. Molto diverso, questo sì, dalle altre: ho paura persino a pensarci.
Ciao dolcezza...
non fare quella faccia, che mi sembra di vederti..."
Sono arrivata a fare un lavoro che amo, anzi che adoro. Stimolante, creativo, mai uguale a se stesso.
Giocavo con le lettere già da bambina. Ricordo il bollettino del Santuario di Barbana, che arrivava a casa con la posta. Ed una sera, tra lo stupore di mamma e papà, ho messo insieme una parola e l'ho letta, così, dal quasi nulla, all'alfabetizzazione, nell'arco di qualche secondo.
Così vuole la leggenda di famiglia.
Non so se le cose siano andate sul serio così, ma comincia lì la mia avventura con la scrittura. E passa attraverso libri letti di nascosto, poeti scoperti per caso e di cui mi sono innamorata perdutamente, scarabocchi, diari, poesie per la mamma e poi per il fidanzato che mi spezzava il cuore, quaderni e quaderni di appunti, biglietti, alfabeti differenti, suoni lievi come il soffiare del vento e graffianti come unghie aguzze sulla corteccia di un albero...
Ad ogni modo. Oggi sono qui. Una privilegiata che vive di scrittura.
Questo week end è stato di lavoro. Con l'autore del nostro prossimo libro, a correggere bozze e discutere di stile e passione, di tecnica e struttura, di architettura del testo e di espressione dei sentimenti... un bel week end. E poi sempre con lui, antropologo, in spedizione ad un sito archeologico alla ricerca di evidenze di epoca preistorica.
Trovi un segno di uomini vissuti migliaia di anni prima di te e ti prende una cosa strana, che sta a metà tra l'esaltazione e la commozione. Guardi l'impronta di una mano e in quell'istante quell'uomo lontanissimo è lì accanto a te, ti bisbiglia in un orecchio e tu sei così stupefatta ed emozionata che non capisci.
Poi il cuore rallenta e senti che è un Grazie. Perchè con te, per merito tuo, di quello sguardo che sulla roccia ha intravisto il suo palmo, lui è vivo di nuovo.
Sono dell'idea che sia meraviglioso quando gli altri (gli amici, i conoscenti, un tempo gli insegnanti...) parlano di noi, abbiamo l'esatta dimensione non di come siamo (quello farei fatica a dirlo io stessa) ma di come appariamo, dell'impatto che abbiamo (nel bene e nel male, se si riesce a trovare qualcuno disposto a dire male di noi) sulle persone che ci circondano.
E' una cosa che mi piace molto.
Fatico sempre a trovare chi ha il coraggio di esprimere i miei difetti, ma essendo piuttosto egocentrica, stasera mi beo delle parole di un caro amico che mi ha scritto una mail, anzi due. Un amico di quelli strani e rari, un uomo che anagraficamente potrebbe essere mio padre, che non ho mai visto in faccia, che ha cominciato a scrivermi prendendo spunto da un articolo che avevo scritto su una testata web almeno 6 anni fa.
Mi lega a lui un legame dei più strani. Fraterno, erotico, amichevole, surreale, strampalato e ironico, affettuoso e asessuato... non credo ci vedremo mai, ma continueremo a esserci...
Prima mail (di lamentele per una mancata risposta a una sua precedente):
"Ciao (Grrrrrrrr!) (...) Uno straccio di risposta me lo potevi dare eh? ...Sirenaccia dei miei pensieri!!!
L'autunno è arrivato.
Ed eccomi qui di sabato, un tardo pomeriggio di metà settembre, quando dovevo andare a vedere Paolini alla Villa e invece no, perchè sono due ore che piove di brutto e sento dalle finestre accostate il rumore delle auto sulla strada dietro casa. Un rumore umido. Penso alle strisce che le ruote gocciolanti lasciano dietro di sé, asciutte per un decimo di secondo, poi di nuovo coperte dallo scrosciare dell'acqua.
Il cielo è grigio, pesante. Le colline qui intorno sono avvolte da nuvole basse, nebbiose.
Attendo Sara e Luca che verranno a cena, portando una buona quantità di funghi e di piacevoli chiacchiere. Mi piacciono le cose organizzate così, alla buona e in quattro e quattro otto. Va in fumo un programma e se ne costruisce un altro ah hoc.
Bello bello.
Stiamo scegliendo che dvd guarderemo...
Hitch?
A me non dispiacerebbe rivedere Donnie Darko, ma penso non saranno d'accordo...
Anche Point Break (ma è vecchissimo, io sono nostalgica, non va bene...)
Sahara?
Lasceremo scegliere a loro...
Ho fatto la focaccia e dei tramezzini 'sperimentali'. Attendo...
Fondamentalmente sono una nostalgica.
Sono una che ha il garage zeppo di scatoloni zeppi di vecchi quaderni e libri di scuola, lettere d'amore e d'odio, cartoline delle vacanze, bigliettini di quelli che ci si passava tra un banco e l'altro, regalini di vecchi fidanzati, biglietti del cinema, sigarette fumate a metà, fotografie, testi di canzoni, bottigliette con la sabbia di qualche spiaggia indimenticata, pupazzetti, chiavi che aprono non so più cosa, penne dal fondo mordicchiato... di tutto e di più.
Molti di quegli scatoloni non li apro da tempo. So che farlo significherebbe farmi molto male. Quindi aspetto. Paziente. Prima o poi verrà il momento buono. Sciogliersi in lacrime sarà inevitabile, ma ci sono cose che prima o poi dovrò affrontare.
Ad ogni modo.
Questo per tornare al fatto che sono una nostalgica. Tendo a conservare tutto. Vorrei avere un modo per conservare intatta la memoria degli anni che furono, i ricordi di ogni singolo istante della mia vita. Invece mi rendo conto che è impossibile.
D'altro canto mi accade talvolta che un profumo, una canzone, un minimo dettaglio nel momento più inaspettato della mia giornata mi trascinino d'un botto a un istante del passato e come su una pellicola ingiallita ma straordinariamente tersa, mi si ripropone davanti agli occhi quel momento. Perfetto, cristallizzato, identico ad allora.
E io sono di nuovo lì.
Questo sarà lo scatolone dei ricordi. Questa è la prima puntata.
Oggi in macchina, tornando dalla palestra, è saltato un non so quale interruttore ed io ero di nuovo là...
... c'è la mia bici, quella rossa col cestino di vimini. E c'è Fabio. Lui è quello del mio primo bacio, io ho 13 anni. L'ho incrociato alla cassa della Standa, lui ha salutato la mia amica e ha chiesto di essermi presentato. Io camminavo a circa 15-20cm da terra, dopo. Perchè lui è carino, carino da morire e io ho solo 13 anni e lui ha chiesto proprio di me, ha voluto conoscere me... le cose vanno come devono andare, viene a prendermi a scuola, col motorino, qualche giorno c'è qualche altro no, ma ha sempre delle scuse perfette, credibili... il primo bacio non è stato un granchè, avevo una gran fretta di andarmene, il vano delle scale, l'odore di umido, il suo profumo... ricordo che a casa c'era la nonna e io ho pensato "ora me lo legge in faccia", sono corsa allo specchio e avevo le labbra rosse. Il primo bacio non è stato un granchè ma guardandomi allo specchio ho sorriso... e c'è la mia bici rossa, quella col cestino di vimini. E c'è Fabio. Solo che ci stiamo prendendo a calci e pugni, lui prende a calci anche la mia bici ma alla fine se ne va. Io giro sui tacchi e porca miseria alla fine gliene ho date anche io, sono sicura che non era destino, torno a casa...
E' vero. Mi manca la voglia, il tempo, anche semplicemente gli argomenti per aggiornare il blog.
Tuttavia è così. Si vede che in questo momento ho più cose da fare e da vivere piuttosto che da scrivere, a cui donare eterna memoria, intrappolandole in qualche centinaio di pixel.
Il sole è appena scivolato dietro le colline di casa, dalla finestra aperta entra una brezza fresca.
In lontananza sento ancora la voce querula di una delle donnette del quartiere, quella che si crede migliore di tutte le altre. Quella che per ben tre volte è venuta a triturarmi i maroni con la storia del gatto.
Ecco, questo è il genere di cose che può sputtanarmi un tramonto e la brezzolina fresca della sera. Questo è il genere di cose per cui, in alcune menti particolarmente feconde, spunta il pensierino bislacco di uscire fuori e fare a pezzi la suddetta signora, toccando picchi canori che la sua voce querula non ha mai neppure lontanamente sospettato.
Purtroppo sono troppo modesta per pensare di avere quel tipo di mente.
Sto leggendo "La bestia nel cuore" (grazie Franca). Uno dei forse pochi esempi in cui il film supera il libro. Il libro è monotono, monocorde e monosguardo (così ho finito i moni e posso passare a stereo) mentre il film aveva molto più spessore. Magari c'è un perchè se i registi fanno i registi e gli scrittori gli scrittori. Almeno in genere eh.
Causa completo sputtanamento del blog, per ragioni del tutto ignote (vd. commento della bella Sagami al post precedente) ho deciso di darci un taglio netto col Blue Ink e i suoi sassetti e mi sono gettata in questo rosa e bianco più soft
Mi sembra in tema col periodo, non so, questa stagione a metà fra il delirio estivo e la malinconia d'autunno.
Per ora resto qui.