Il telefono suona.
E la voce dall'altra parte è una voce distante una decina d'anni. Un vecchio professore di liceo.
Stanno organizzando qualcosa per il ventennale della scuola, l'anno prossimo, e cercano di ricontattare tutti. Io non ho mai cambiato numero (nonostante le ostilità della Tim).
Lui ha la stessa voce di allora, forse appena più cupa. Me lo ricordo alto e dinoccolato. Chissà se ha lo sguardo stanco, ora.
"Senti che voce da donna" dice di me.
Normale, considerato che mi sono diplomata 14 anni fa.
Pare un secolo.
Ricorda ancora che gli devo una birra, per aver indovinato il mio voto di maturità.
Poi è passato il tempo, io sono fuggita da Milano...
Mi racconta di un paio di compagni che ha già contattato: un genio dell'economia, un altro che insegna in Bocconi, un'altra che ha appena avuto un bimbo...
La sensazione è strana. Per certi versi li vedo ancora là, cristallizzati in quell'aula dalle pareti blu, seduti ciascuno al proprio banco. E mi viene un'enorme malinconia, una nostalgia per quei giorni così leggeri (averlo saputo allora...). Poi penso che chissà come sono cambiati, chissà se condividono la mia bislacca emozione all'idea di incontrarli, vergognosa romantica che sono...
Poi chissà se abbiamo davvero condiviso quel che credo. Chissà se i ricordi son poi gli stessi che mi strizzano il cuore anche oggi.
Staremo a vedere se quell'incontro si riuscirà a combinarlo