Mi sveglio che sono le 9 (è uno dei pochi aspetti che apprezzo della domenica).
I raggi del sole si infilano attraverso le persiane chiuse, quasi a chiamarmi. Fuori, il cielo è limpido, appena solcato da nuvole sfilacciate.
Mi vesto in fretta: calzettoni, piumino e stivali, la temperatura è ancora rigida, ed esco coi cani.
Respiro l'aria tersa, mentre loro corrono avanti. Annusano prima il vento, poi le piante gelate e il terreno duro, sotto le zampe e le suole. Li invidio: quel loro tartufo umido è in grado di cogliere una quantità enorme di sfumature di odori e profumi. Sotto le loro narici si spalancano universi olfattivi inimmaginabili, che parlano di passi di uomini, tracce di animali notturni, piste di altri cani che hanno segnato i loro territori. E poi talpe che sono sbucate dalle loro tane, macchine agricole che hanno lasciato solchi ma anche un odore tutto loro, che io non conoscerò mai, concime e pollini addormentati nell'inverno.
Il sole mi batte sul viso, tiepidissimo, dietro il respiro ancora gelido di questa mattina. In lontananza, le montagne sono spruzzate di bianco. Mi immagino gli sciatori di questa domenica mattina, col sole brillante a rimbalzare sugli occhiali scuri.
Le tane delle talpe sono ricoperte per metà di brina gelata . Il lato dove ha soffiato il vento stanotte, portando il suo bacio gelato. E loro là sotto, nel silenzio ovattato delle loro gallerie, probabilmente consapevoli dei miei passi che rimbombano dalla superficie. Magari mi immaginano come una specie di gigante, io che a malapena arrivo al metro e sessanta.
Thor e Maira corrono. La felicità di un cane sta tutta in quella sfida al vento, le orecchie appiattite lungo la testa, le zampe che fendono l'aria e ricadono pesanti ma aggraziate sul terreno, gettandosi alle spalle piccole zolle di terra divelte. Le virate improvvise, le frenate perchè un odore più forte di altri (forse più caro?) ha attirato la loro attenzione, e poi le danze giocose, per invitare l'altro a una nuova gara.
Mi godo questo attimo di pace, nella quasi immobilità della domenica mattina.
Le campane della chiesa risuonano dalla cima della collina del paese. Richiamano la folla ad un rito al quale non partecipo da tempo. Se ho voglia di parlare con Dio, preferisco questo prato sterminato.
