Stanotte F. è venuto a trovarmi in sogno.
C'era una strana rimpatriata tra vecchi compagni di scuola, in effetti lui non sarebbe dovuto centrare per niente, ma di fatto era lì, in mezzo agli altri.
E alla fine della festa ci siamo avvicinati e parlati. Siamo rimasti abbracciati non so quanto, ricordo di avergli sussurrato all'orecchio che mi mancava, da pazzi, come mi manca quel mare schiumoso le cui onde si frangono sulla diga. Quel mare di cui lui porta il profumo.
Poi ci siamo baciati. Come amanti che si ritrovano senza essersi mai persi. Anche se so che non è affatto così, che non siamo mai stati altro che cugini che sono inciampati a un certo punto in uno strano gioco da adolescenti, quando gli ormoni fanno sragionare.
Eppure non lo so. In fondo penso che poi ci sia anche dell'altro.
Mescolati nel fondo di questo rapporto bislacco ci sono i nostri giochi da bambini, i pomeriggi passati a colorare e far disegni, a farci compagnia, le lunghe giornate d'estate a giocare a pallone dietro casa, quell'affetto fatto di gesti piccoli e apparentemente insignificanti.
E poi tornare, un'estate e trovarlo diverso: bello come il più irraggiungibile degli uomini, spavaldo, col suo ciuffo schiarito dal sole, guardarlo correre dietro a tutte le ragazzine, sapere delle sue conquiste, osservare il suo corpo farsi quello di un uomo.
Poi non lo so neanch'io cos'è successo. Sarà che voltandosi un giorno anche lui mi ha visto con occhi diversi. E semplicemente ha allungato una mano e mi ha presa. Di sorpresa, ma così dolcemente, su quelle scale dove la luce si era appena spenta.
Son passati 20 anni da allora e continuo ad amarlo con l'affetto di una sorella e a desiderarlo in quella maniera un po' infantile che solo le illusioni posso avere. Perchè chiaro che la nostra vita è un'altra. Ma quando ci ritroviamo c'è ancora un pizzico di quei tempi lontani che viene a confonderci: ci sono sguardi che non saprei spiegare, ci sono gesti lenti e pieni di affetto, ci sono le chiacchiere fitte di due che non si sono mai persi, seduti sui gradini come ragazzini, a raccontarci la vita che intanto scorre.
Non credo che il mio desiderio in fondo passerà mai. E parte del suo fascino lo deve proprio al fatto di non potergli dare un nome nè un destino. Alla fine penso che se mai accadesse di nuovo qualcosa, tra noi, forse sarebbe meno magico di quello che immagino.
E quindi va ancora bene così, vanno bene quei baci pieni di passione e di malinconia, finchè ce li rubiamo solo nei sogni
